Corinaldo, il “paese dei matti”

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Cineribus orta combusta revixi”, ovvero “sorta dalle ceneri, dopo essere stata bruciata, tornai a vivere”: con questo motto Corinaldo, città palcoscenico, viene riconosciuta come uno dei borghi più belli d’Italia ufficialmente dal 2007.

La città conta 4.920 abitanti, nella provincia di Ancona, ed è posta in una posizione strategica tra le colline dell’entroterra di Senigallia. Il borgo medievale permette facili escursioni e collegamenti con le località balneari e montane. Patria di Santa Maria Goretti, terra vinicola nota per il suo Verdicchio e per i suoi colori antichi.

Vincenzo Maria Cimarelli, frate dominicano e anche grande storico, maestro di lettere umanistiche e inquisitore del Santo Uffizio, scrive così di Corinaldo agli inizi del XVII secolo:

Arsa e distrutta dall’empio Alarico, la bella e famosa città di Suasa, l’anno della nostra salute 409, come fu scritto, quelli che dagli incendi avanzarono per salvarsi, fuggirono verso il vento Cecias dentro i vicini colli, l’anno del parto della Vergine 411 diedero principio a fabbricare una città formata con regole e disegno di architettura la chiamarono Corinaldo, quasi curre in altum”.

Il suo nome trae probabilmente origine da “Curia di Rinaldo”, antico nome longobardo della prima famiglia che la abitò. In precedenza si pensava traesse origine da “cor’ in alto” oppure da “corri in alto”, detti di cittadini romani della città di Suasa, superstiti e intenti all’abbandono della città distrutta, situata a fondovalle.

Il borgo nella sua ricchezza storica, arroccato tra i fiumi Cesano e Misa, viene riconosciuto nel 1291 da Papa Nicolò IV come “Libero Comune”. Varie famiglie signorili hanno lasciato orme importanti, quali i Malatesta, gli Sforza, i Della Rovere e il Duca di Urbino Francesco Maria, il quale ne tenta invano la conquista nel 1517.

Nel ‘600 Corinaldo si vede protagonista di un cambiamento dal punto di vista architettonico, nei costumi e nelle arti, grazie al grande contributo di notevoli artisti, oltre a stringere nuovi rapporti economici, politici e culturali.

📷Da vedere a Corinaldo

Corinaldo vanta l’appellativo originale “Paese dei Matti”. Non è un caso, in quanto dietro tale epiteto si celano storie e leggende che provano una certa instabilità del modo di fare degli abitanti del borgo.

Camminiamo insieme per la città e scopriamola!

– Il pozzo della polenta. Salendo “la Piaggia”, una delle scalinate più belle delle Marche, troviamo il Pozzo, protagonista della rievocazione storica della Contesa della Polenta. Questa nasce da una leggenda narrante di un contadino che portava con sé un sacco di farina. Era una notte d’inverno e esausto del lavoro il buon uomo decise di riposarsi accanto al pozzo. Appoggiando il suo sacco sui bordi, questo cadde accidentalmente all’interno del pozzo e, nel tentativo di recuperarlo, sporgendosi troppo cadde anche lui. Gli abitanti del paese, non vedendolo più risalire, cominciarono a spargere la voce che fosse rimasto lì per mangiare la polenta. Alcuni giuravano di aver visto qualcuno buttare nel pozzo delle salsicce! Attenzione, se passate di lì non pencolatevi troppo, ché di polenta oggi non ce n’è!

– La finestra di Scuretto. Continuando a salire la scalinata e voltando lo sguardo in una via laterale, troviamo il muro di una casa alquanto stravagante: la casa di Scuretto. La storia, affissa sulla facciata, narra di quest’umile calzolaio col vizio di bersi nei locali i soldi che il figlio, emigrato in America, gli mandava per costruire una casa. Ovvio è che l’unica cosa che riuscì a costruire fu una semplice facciata con delle finestre. Questo accadde solo quando il figlio gli chiese una prova del fatto che stesse spendendo bene quei soldi, e Scuretto, astuto com’era, si fece scattare delle foto di fronte ad una delle finestre della facciata!

– Le mura del paese.  Sembra scontato, ma muovendo i passi lungo le mura di Corinaldo è possibile godere di un panorama suggestivo, che va dal verde dei campi alle montagne innevate. La sua cinta muraria misura ben 912 metri.

– I luoghi di Santa Maria Goretti. Maria Goretti nasce nell’ottobre del 1890 ed è venerata come Santa e Martire della Chiesa Cattolica dal giugno del 1950. All’età di 12 anni venne violentata da un giovane di nome Alessandro, il quale la colpì con un punteruolo più volte in seguito a un suo rifiuto. Maria morì il giorno seguente, dopo essere stata trasportata all’ospedale, e poco prima di morire disse alla madre che lo avrebbe perdonato. È la forza del perdono il significato profondo che si cela dietro alle mura del Santuario a lei dedicato.

– Teatro Goldoni. È il teatro storico della città, edificato tra il 1863 e il 1869 in sostituzione del vecchio Teatro del Sol Nascente. In origine la costruzione risultava essere più spaziosa e funzionale, grazie al lavoro di Alessandro Pasqui, Francesco Fellini e Achille Buffoni, e poi grazie al disegno del Quagliani, il quale progettò una platea mobile in grado di essere abbassata o innalzata in base alle rappresentazioni teatrali o nel caso in cui servisse un unico palcoscenico per balli o veglioni in maschera.

🍝Da provare a Corinaldo

Realtà rurale, impegnata nella produzione agricola e vinicola, Corinaldo si presenta come uno dei borghi protagonisti della cucina marchigiana. Le sue tipicità sembrano essere il connubio perfetto tra gli ingredienti semplici e l’ottima qualità dei prodotti, che danno vita ai sapori locali.

Tra i prodotti caratteristici del luogo, assolutamente da provare, troviamo:

– crestaiate, o cresc’ tajat, un piatto di pasta tipico, un avanzo del giorno dopo, realizzato con la polenta;

– insaccati di Frattula, insaccati prodotti con il maiale di Frattula, che costituisce l’ingrediente principale. Si tratta di una varietà di suini allevati e macellati secondo le tecniche tradizionali della zona;

– olio extravergine d’oliva prodotto con olive italiane, genuine e realizzato con la spremitura a freddo. Parliamo del Frantoio Brignoni, il più rinomato del luogo, dove i sapori si sposano alla perfezione con l’innovazione e l’esperienza;

– vincesgrassi, un piatto realizzato con pasta all’uovo tagliata in modo rettangolare. Tra i vari strati di pasta va aggiunto un tipo di ragù particolare e la besciamella. Nelle Marche questo piatto lo potete mangiare praticamente ovunque e sempre con gusto e soddisfazione!

– tagliolini grano e fava, tipo di pasta realizzato con farina di fave e farina di grano;

percorelle, tipico dolce di Corinaldo da assaggiare durante il periodo natalizio!

🚗Come arrivare a Corinaldo

IN AUTO: percorrendo l’autostrada A14, sia da nord che da sud, è possibile uscire al casello di Senigallia e proseguire lungo la Strada Provinciale Corinaldese per 18 km fino a Corinaldo.

IN TRENO: la stazione ferroviaria più vicina è Senigallia.

IN BUS: Corinaldo è collegata a Senigallia.

IN AEREO: l’aeroporto più vicino è quello di Ancona (Falconara Marittima) che è collegato da un servizio ferroviario diretto con partenza dalla stazione di Castelferretti (situata di fronte allo scalo) ed arrivo alla stazione ferroviaria di Ancona. L’aeroporto è collegato alla stazione ferroviaria di Ancona anche con un autobus diurno della Conerobus.

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