Campiglia Marittima, il borgo livornese in cui il tempo si è fermato

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Un labirinto di vicoli, in cui perdersi è la più facile, ma anche la più affascinante, delle possibilità.

Campiglia Marittima è uno di quei paesi a cui si pensa quando si immaginano le donne che stendono il bucato dalla finestra, gli anziani che chiacchierano seduti fuori dagli usci e i gatti sdraiati al sole a dormire.

Il nome, la cui prima decodificazione risale all’anno 1004, deriva dal latino “campus” (“campo”) e solo nel 1862 fu aggiunto il toponimo “Marittima”, in riferimento alla Maremma.

Il nucleo principale è adagiato su due piccoli colli, quelli stessi colli già noti agli etruschi per i loro giacimenti minerari, da cui si può godere dei paesaggi tipici della Val di Cornia: uliveti, coltivazioni, boschi e, prima che lo sguardo si perda, il mare.

📸 Da vedere a Campiglia Marittima

Un meraviglioso punto di osservazione di queste bellezze è il belvedere di Piazza della Vittoria, da cui, nelle giornate particolarmente limpide, è possibile scorgere le Isole dell’Arcipelago Toscano e il mare di Piombino e San Vincenzo, a circa dieci minuti di auto.

A spiccare in questo quadro è la Pieve romanica di San Giovanni, situata su un piccolo rilievo adiacente al cimitero. Nota fin dal 1075, è circondata da pietre tombali e lastre marmoree e le sue pareti esterne sono ricche di bassorilievi, che rimandano ai simboli della cristianità. È il caso del cosiddetto “quadrato magico del Sator”, una misteriosa iscrizione latina ricorrente su moltissimi reperti archeologici ritrovati in tutta Europa, le cui parole (sator arepo tenet opera rotas) formano appunto un quadrato e possono essere lette in qualsiasi verso (sinistra-destra, alto-basso, destra-sinistra, basso-alto). Anche l’interno è piuttosto suggestivo: un’unica navata a metà della quale troviamo, tuttora ben distinguibile sul pavimento, la cornice ottagonale su cui anticamente era posta la fonte battesimale.

La Pieve di San Giovanni ospita abitualmente la rassegna musicale “I concerti della Pieve” e può essere visitata tutti i giorni, esclusi il lunedì e il venerdì mattina.

Nelle immediate vicinanze del belvedere si trova la principale porta di accesso al centro storico: la Porta Ribellino, comunemente chiamata “Porta a mare”, che si affaccia su Via Vittorio Veneto e, tramite una scalinata, conduce a Piazza Dogali, luogo conosciuto dai campigliesi come “sotto il coro”.

L’antica cinta muraria comprendeva anche la Porta Pisana, di cui attualmente rimane solo una ricostruzione del XVI secolo: quella originaria fu inglobata nel bastione di rinforzo delle mura e utilizzata come accesso al Cinematografo, ora ingresso del Centro civico Mannelli.

Poco distante si trova anche la Porta Fiorentina (di Sant’Antonio), sopra la quale campeggiano quattro stemmi: quello di un ramo della famiglia Della Gherardesca, quello di Pisa, quello di Firenze e quello di Campiglia (un cane rampante).

Ed è proprio una volta entrati nel cuore del centro storico che ci si perde in un incantevole labirinto di pietre, salite, scale, botteghe e strade, i cui nomi stessi esercitano l’attrazione di quello che è rimasto immutato nel corso dei secoli.

Sulla facciata del duecentesco Palazzo Pretorio, per esempio, sono ancora  visibili i sessantacinque stemmi dei Capitani del Popolo, inviati da Firenze in epoca rinascimentale. L’apposizione di queste insegne avvenne probabilmente per cancellare gli stemmi preesistenti, appartenenti al precedente governo pisano durato fino al 1406.

L’edificio, che fu ampliato a più riprese nel corso dei secoli, presenta una facciata caratterizzata da due grandi arcate in calcare bianco e grigio e svetta sulla principale Piazza Mazzini con il campanile a vela della Torre dell’Orologio. Il Palazzo Pretorio è sede dell’Archivio Storico, della Biblioteca dei Ragazzi, del Museo dedicato al pittore e xilografo Carlo Guarnieri e del Museo dei Minerali, primo Circolo Mineralogico in Italia.

Procedendo da Piazza del Mercato verso l’ottocentesco Teatro dei Concordi, è possibile imbattersi in un altro piccolo mistero: sulla facciata di una casa privata di Via Buozzi è infatti possibile osservare una lapide con uno stemma molto particolare. Si tratta di una pietra a forma di mandorla sulla quale è rappresentato un soggetto con evidenti caratteristiche androgine, che sembra trasportare una trave mentre compie un gesto benedicente con tre dita della mano destra. Un bassorilievo molto simile è presente su una lastra funeraria proprio all’ingresso della Pieve di San Giovanni e, anche sulla base di questa corrispondenza, la maggior parte degli studiosi di araldica e iconografia sono concordi nell’affermare che doveva trattarsi di un personaggio piuttosto in vista nell’antica Campiglia, forse poiché rivestiva una carica ecclesiale.

Continuando a salire per i pittoreschi vicoli, si arriva finalmente al punto che domina tutto il paese: il maestoso complesso della Rocca. La Rocca occupa una porzione semicircolare del rilievo più alto (281 metri) e comprende l’antica fortificazione, la vecchia cisterna, l’imponente parete merlata con una bifora dell’edificio gentilizio e l’acquedotto degli anni trenta. Viene citata per la prima volta dalle fonti storiche come castello legato alla casata Della Gherardesca, in quanto residenza ed espressione del loro consolidato potere politico. Raffinati accorgimenti architettonici nella realizzazione delle possenti strutture fanno pensare all’impiego di maestranze specializzate provenienti da Pisa. Ma proprio a causa di dissidi tra i conti di Campiglia e Pisa, dalla fine del XIII all’inizio del XV secolo, gli edifici furono occupati da una guarnigione militare. In seguito alla conquista fiorentina di questi territori, un altro contingente militare, inviato da Firenze continuò ad alloggiarvi fino al Cinquecento. Il fascino incommensurabile della rocca raggiunge il suo massimo picco al tramonto, quando dalla bifora si scorge il sole che si butta nel mare, tingendolo di rosso.

Una seconda rocca, meglio conservata, è all’interno del Parco Archeominerario di San Silvestro, sulla strada provinciale per San Vincenzo: si tratta, appunto, della Rocca San Silvestro un insediamento fortificato sorto intorno al X secolo, con lo sfruttamento signorile dei ricchi giacimenti minerari.

Il villaggio è composto da due piani concentrici. Quello superiore costituisce la parte fortificata, con la torre di guardia dalla cui sommità si riescono a vedere sia la Torre di San Vincenzo che la Rocca di Campiglia. Le tre torri facevano infatti parte di un reticolo di strutture comunicanti, situate in postazioni strategiche per l’avvistamento e la difesa del territorio da attacchi esterni. Il piano inferiore è invece il vero e proprio centro abitato dai minatori: oltre alle abitazioni si distinguono l’area religiosa (con la chiesa e il cimitero) e quella produttiva, con il forno e il frantoio. Si tratta di uno dei pochi frantoi medievali finora rinvenuti, fondamentale per ricostruire il ciclo produttivo dell’olio in un villaggio dell’epoca.

Il Parco Archeominerario offre, invece, la possibilità di ripercorrere la storia mineraria del paese grazie a un percorso in una galleria di 360 metri alla scoperta  dei solfuri della Miniera del Temperino, una miniera medioevale, con tracce di attività produttive anche di epoca etrusca.

Importanti siti archeologici sono presenti anche nella frazione di Venturina Terme: è il caso del Mausoleo romano di Caldana, che sorge dove un tempo passava l’antica via Aurelia, secondo la consuetudine romana di collocare le tombe lungo i tratti extraurbani delle strade principali. Risalente al I sec. d.C. circa, ne rimane solo la struttura portante. È verosimilmente da attribuire a Caio Trebazio, un patrizio romano il cui anello con sigillo fu trovato nei pressi di Venturina nel 1934.

A poche centinaia di metri si trovano le sorgenti curative: due polle distinte, con acque ricche di solfati, calcio, cloruri e magnesio, che sgorgano alla temperatura di 36 °C con una portata di dodicimila litri al minuto.

La punta di diamante del sistema termale è sicuramente lo stabilimento del Calidario: un lago artificiale ricavato dal primitivo invaso delle acque sorgive, unico per la sua ampiezza (circa 3.000 metri quadrati di superficie). Attualmente le piscine sono frequentate prevalentemente per trattamenti di benessere e per il percorso denominato Thermarium, ispirato ai riti di benessere termale di  etruschi e romani. È particolarmente affascinante in inverno, quando il contrasto con le temperature esterne favorisce la formazione di uno spettacolare strato di vapore sulla superficie dell’acqua.

💡 Campiglia Marittima: dritte BeLocal

Un altro momento consigliato per visitare la zone è ovviamente l’estate: per gli appassionati non solo del mare, ma anche delle arti di strada, ogni anno nella settimana di Ferragosto, il centro storico di Campiglia diventa “Apritiborgo”: ogni sera vengono proposti spettacoli e rappresentazioni (percorsi musicali, comicità, magia, teatro di figura, acrobazie circensi) pensati su misura per i palchi a cielo aperto che sono gli spazi del paese.

🍝 Da provare a Campiglia Marittima

Chi passa da Campiglia Marittima non può non assaggiare un pezzo della famosa schiaccia campigliese, un dolce a base di farina, uova, strutto, zucchero e pinoli.

Insomma, Campiglia Marittima, con la sua storia, le sue pietre, i suoi viottoli, le sue chiese, le sue miniere e le sue Rocche è un posto generoso. Per chi vuole immergersi nella natura, fare il bagno nel mar Tirreno o in acque terapeutiche, interrogarsi sui misteri del simbolismo, percorrere itinerari di trekking fra gli antichi giacimenti minerari, ammirare lo stesso paesaggio che scrutavano le guardie di vedetta sulle sommità delle fortificazioni. O, semplicemente, per chi vuole gustare un pezzo di schiacchia seduto su una panchina al centro di una piazza dove il tempo sembra essersi fermato.

🚗Come arrivare a Campiglia Marittima

Da Roma: SS 1 Aurelia, uscita Venturina.

Da Livorno: SS 1 Aurelia, uscita San Vincenzo Sud.

In treno: Stazione FF.SS. Campiglia Marittima – Linea ferroviaria Torino-Salerno.

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